Oltre il tecnocentrismo: l’intelligenza artificiale tra embodied education e cognizione distribuita. Una prospettiva pedagogica critica.
Parole chiave:
Intelligenza Artificiale; Embodied Education; Cognizione Distribuita; Mediazione Pedagogica; Mente Estesa; Relazione Educativa.Abstract
L’integrazione pervasiva dell’intelligenza artificiale (IA) nei contesti educativi e formativi contemporanei, sta determinando una metamorfosi profonda, non solo delle pratiche didattiche e degli strumenti metodologici, ma delle modalità stesse con cui l’esperienza dell’apprendimento viene percepita, organizzata e vissuta. Il presente contributo intende analizzare criticamente questo scenario; superando le polarizzazioni sterili che caratterizzano l’attuale dibattito accademico e pubblico, spesso oscillante tra un tecnosoluzionismo acritico - che vede nell’IA la risposta automatica alle fragilità dei sistemi educativi - e prospettive allarmistiche, che leggono l’innovazione digitale esclusivamente in termini di perdita dell’umano e impoverimento cognitivo.
Il lavoro analizza le tecnologie digitali e l’IA generativa quali mediatori socio-materiali che riconfigurano ed influenzano processi di apprendimento complessi come, ad esempio, l’attenzione, l’agency e la costruzione di significati. Pertanto, attraverso una prospettiva pedagogica critica che trae linfa dalle teorie di F. Varela, E. Thompson e A. Clark, vengono messi a fuoco i rischi di una disincarnazione educativa, della delega cognitiva e della deriva tecnocentrica. Tale riflessione, tuttavia, non trascura di evidenziare le opportunità offerte dall’IA quale motore di apprendimento distribuito e supporto ai processi metacognitivi.
Infine, attraverso la lente della «mente estesa», l’apprendimento viene riletto come un’esperienza situata, incarnata e distribuita, in cui la cognizione emerge dall’interazione dinamica tra corpo, ambiente, strumenti e reti relazionali.
In conclusione: il contributo delinea la necessità di una pedagogia dell’IA che non si limiti alla definizione di competenze operative, ma che sia capace di interrogare le trasformazioni antropologiche e relazionali introdotte dalle tecnologie, promuovendo una consapevolezza critica volta a preservare la complessità relazionale e corporea dei processi di insegnamento-apprendimento.
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