Editoriale
Abstract
Dove si trova la mente quando apprendiamo? La domanda, apparentemente filosofica, assume oggi un significato direttamente pedagogico. Nei contesti educativi contemporanei, infatti, l’apprendimento non può più essere interpretato come un processo esclusivamente interno all’individuo, né come il semplice risultato della trasmissione di conoscenze da un soggetto esperto a un destinatario. Esso prende forma attraverso configurazioni mobili di persone, corpi, linguaggi, ambienti naturali e costruiti, istituzioni, artefatti culturali, piattaforme digitali e, sempre più frequentemente, sistemi di intelligenza artificiale. L’unità di analisi dell’apprendimento tende così ad ampliarsi. Non coincide più soltanto con il singolo studente, con l’attività mentale individuale o con lo spazio formalmente delimitato della classe. Comprende, piuttosto, i sistemi di relazioni entro i quali conoscenze, pratiche, decisioni e responsabilità vengono distribuite. La scuola stessa non appare più come un contenitore stabile dell’azione educativa, ma come un nodo di ecosistemi più estesi, nei quali interagiscono famiglie, territori, reti professionali, organizzazioni, ambienti digitali e comunità.
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