Coreografie vissute: leggere i segni, costruire i significati

Autori

  • Luigi Aruta Università degli Studi di Napoli Parthenope
  • Francesco Girardi

Parole chiave:

Apprendimento incarnato; Danza Educativa; Rischio Educativo; Transizioni Umane.

Abstract

I modelli classici della progettazione formativa, influenzati dal Capability Approach, tendono a interrogarsi prioritariamente su cosa il soggetto “sia in grado di fare o di essere” (Nussbaum, 2011). Tuttavia, l'attuale scenario socio-educativo, fluido, complesso e sempre in mutamento (Iavarone, 2022), suggerisce un possibile rovesciamento di tale postura pedagogica: prima di indagare le potenzialità prestazionali, la relazione formativa deve chiedersi chi è il soggetto, rintracciandone la storia, i codici incarnati e le tracce esistenziali che ne definiscono l'unicità. Il presente contributo si colloca all'interno di questa cornice fenomenologica e embodied-based (Gomez Paloma, 2013), proponendo una declinazione semantica e operativa del costrutto di coreo-grafia come dispositivo didattico, educativo e terapeutico (Aruta, 2024). Da un lato, il termine evoca la dimensione del coreo (movimento, espressione corporea, generatività creativa); dall'altro, richiama l'istanza della grafia (segno, disegno, scrittura identitaria impressa sullo spazio e sul tempo). In questa prospettiva, l'esperienza psicocorporea e l'azione per-formativa della danza non rispondono a meri scopi esecutivi, ma si offrono come il locus e il medium primario attraverso cui l'individuo decodifica, abita e risignifica la propria matrice esistenziale, culturale, sociale, finanche digitale (Gemma & Aruta, 2024). In linea con gli avanzamenti delle scienze bio-educative, che evidenziano come la plasticità, l'adattamento e i processi sensomotori umani siano biologicamente ancorati a un'esperienza corporea attiva e simulativa (Frauenfelder & Santoianni, 2003; Gallese, 2014; Iavarone, 2024), le attività espressive dance-based vengono qui indagate come potenti metafore e pretesti per l'autoriflessione e l'autoconoscenza. L'azione coreografica agisce come un dispositivo di destabilizzazione positiva, finalizzato a “stanare” i soggetti dalla propria comfort zone, intesa come template difensivo di prevedibilità e passività del reale (Aruta & Girardi, 2024). Attraverso la progettazione di ambienti di apprendimento embodied learning (Gomez Paloma, 2020), i soggetti sono messi nella condizione di dare forma all'astrazione, traducendo in coordinate motorie concetti complessi di natura etica, morale e sociale, legati alle loro storie personali e alla loro interpretazione del reale (Aruta, 2024). L'esperienza coreografica si offre così come un laboratorio di “risignificazione del Sé”, capace di fornire ai soggetti un varco incarnato di esplorazione delle proprie vulnerabilità, nonché di ridefinizione delle proprie relazioni e del proprio stare al mondo. In conclusione, l'obiettivo del presente contributo è quello di chiarire le potenzialità del corpo in movimento come un dispositivo di attraversamento intenzionale dei confini del rischio educativo, attraverso la co-costruzione di nuove aree di sviluppo prossimale ad ingaggio corporeo intersoggettivo e intrasoggettivo (Lebert & Vilarroya, 2024; Pearce & Miller, 2025).

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Pubblicato

2026-10-05

Come citare

Aruta, L., & Girardi, F. . (2026). Coreografie vissute: leggere i segni, costruire i significati. Journal of Inclusive Methodology and Technology in Learning and Teaching, 6(2). Recuperato da https://www.inclusiveteaching.it/index.php/inclusiveteaching/article/view/753